Paura, vuoto e aggressività
L’IO narcisistico torce il collo, si dimena e ottimizza il proprio essere e il proprio esistere, che sente nullificato, nel nuovo, impellente, calamitato interesse per l’altro essere umano.
Il suo TU, che gli sta di fronte, gli sta stretto e si impegna ossessivamente e altrettanto inconsciamente a respingerlo dal proprio spazio vitale. L’altro non è, non può esistere per lui, ma egli deve prendersi tutto il macabro palcoscenico della vita. «Macabro?» Sì, certo: pur macabro, ma almeno egli vi trova il suo gusto, il suo senso di essere, il suo perché momentaneo. Egli, che è nullatenente e nullafacente ai propri occhi, che lo fissano dall’interno e gli rimandano in superficie il suo proprio NO della sua vita.
Momentaneo? Certo, momentaneo, perché il palcoscenico si chiude fra poco: si apre per lui e si chiude in un brevissimo lasso di tempo, tanto da non poter togliere via, eliminare il suo IO errante, stretto in uno spazio vuoto e deserto.
Quest’ultimo stato del suo essere viene da lui considerato il minore dei mali: per questo vi ritorna, si rituffa nella melma, si riazzuffa, s’impettorisce, guerriero per un giorno (che è la sua notte perenne), facinoroso ed eccellente.
Egli ne è estasiato, ne gode, in un sia pur piccolo barlume assente di lucidità. Per questa volta, il suo IO trionfa, il movente si trova, la progenie di Narciso si rimira nei vortici torbidi e malsani dell’acqua. Ma egli, per una volta tanto, non vede l’autentica immagine di sé, che lo sprofonda negli abissi del nulla, della sua vita che non c’è, del domani che nemmeno c’è, ma di cui sono i soli guardiani il dolore e la morte.
Quelli ci sono. Quelli? Sì. E allora continuiamo a tentare la carta della follia, e il gioco è fatto.
Caino uccise Abele? Già, il movente fu la follia del non essere della vita, contro l’opposto irraggiungibile, fortunoso, della pregnanza dell’essenza della vita.
Fulvia Musicò
22/10/2026


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