Abbandonare rifiuti è reato penale: cosa prevede il Decreto-Legge n. 116/2025
A partire dal 9 agosto 2025, con l’entrata in vigore del Decreto-Legge n. 116/2025, l’abbandono di rifiuti è stato significativamente inasprito sotto il profilo sanzionatorio. In molti casi non si tratta più di semplice illecito amministrativo, ma di vero e proprio reato penale.
Il provvedimento nasce dall’esigenza di contrastare in modo più efficace lo smaltimento illecito, il deposito incontrollato e i fenomeni di degrado ambientale che incidono sulla salute pubblica e sulla qualità del territorio.
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Quando si configura il reato di abbandono di rifiuti
Si configura il reato quando rifiuti di qualsiasi natura vengono abbandonati o depositati in modo incontrollato sul suolo pubblico o privato, in violazione delle modalità previste dalla normativa ambientale.
Rientrano in questa fattispecie:
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Rifiuti domestici
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Rifiuti ingombranti
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Materiale edile proveniente da ristrutturazioni, scavi o demolizioni
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Rifiuti speciali
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Rifiuti pericolosi
Non trovano più applicazione, nella maggior parte dei casi, le sanzioni amministrative del Codice della Strada, in virtù del principio di specialità. Rimane invece una sanzione amministrativa per i piccoli rifiuti da fumo (mozziconi, gomme, scontrini e simili).
Sanzioni per i cittadini
Rifiuti non pericolosi
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Ammenda da 1.500 a 18.000 euro.
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Se il fatto è commesso con l’utilizzo di un veicolo, è prevista anche la sospensione della patente.
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Nei casi aggravati, quando dall’abbandono deriva pericolo per la vita o l’incolumità delle persone oppure un deterioramento significativo di acqua, aria, suolo o biodiversità, è prevista la reclusione da 6 mesi a 5 anni.
Rifiuti pericolosi
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Reclusione da 1 a 5 anni.
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Nei casi aggravati (ad esempio in presenza di pericolo per la salute pubblica o in siti contaminati), la pena può arrivare fino a 6 anni e 6 mesi.
Sanzioni per imprese ed enti
Per le imprese e per i soggetti che operano nell’ambito di attività organizzate, il decreto introduce un regime ancora più severo.
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Arresto da 6 mesi a 2 anni o ammenda da 3.000 a 27.000 euro per l’abbandono di rifiuti non pericolosi.
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Nei casi aggravati, la reclusione può arrivare fino a 5 anni e 6 mesi.
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Per i rifiuti pericolosi, le pene sono ulteriormente aumentate in relazione alla gravità del fatto e ai danni ambientali prodotti.
Responsabilità diretta e controlli
Una delle novità più rilevanti riguarda la responsabilità diretta dei titolari d’impresa, amministratori e dirigenti, che possono rispondere penalmente anche per omessa vigilanza.
In caso di reati commessi nell’ambito dell’attività aziendale, si applicano inoltre le disposizioni in materia di responsabilità amministrativa degli enti (D.Lgs. 231/2001), con possibili sanzioni interdittive e conseguenze sull’operatività dell’impresa.
Le autorità possono utilizzare strumenti come sistemi di videosorveglianza e altri mezzi di accertamento per identificare i responsabili, anche in assenza di contestazione immediata.
Una scelta di legalità e civiltà
L’abbandono di rifiuti non è solo un gesto incivile: è un comportamento penalmente rilevante che incide sulla salute collettiva, sul paesaggio e sulle generazioni future.
Come associazione impegnata nella promozione del territorio e nella tutela del bene comune, riteniamo fondamentale continuare a informare correttamente i cittadini e promuovere una cultura della responsabilità ambientale.
Proteggere il territorio significa proteggere il futuro di tutti.


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